Omelia dell’8 dicembre 2025

Omelia dell’8 dicembre 2025


Messa celebrata in Cattedrale per la chiusura del Centenario di fondazione della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso
 
 
Eminenza e Eccellenze Reverendissime,
Presbiteri e Diaconi
Figlie di Gesù Crocifisso e fedeli tutti,
 
Nelle pagine della Scrittura che abbiamo ascoltato, al destino di sofferenza e di morte che l’uomo si è procurato col peccato (Gen 3) si contrappone il dono della vita che l’uomo riceve da Dio (Lc 1), espresso sinteticamente nel grande disegno di salvezza di cui parla l’inno della Lettera agli Efesini.
Che ci sia un legame stretto tra peccato ed esperienza di morte è affermazione costante del pensiero biblico. Il peccato nasce dal rifiuto di Dio. L’uomo è portato a rifiutare Dio quando lo sente come una minaccia alla sua libertà e alla sua affermazione, quando Dio è sentito come un limite anziché come fonte della vita, fonte dinamica dell’esistenza. Il peccato dunque è questo distacco da Dio, dalla sorgente della vita. E quando si verifica questo distacco, la libertà che l’uomo cercava si rivela come la forma più oppressiva di schiavitù; il rifiuto dell’amicizia con Dio, della fiducia in lui, si ripercuote nelle nostre relazioni interpersonali, nel sospetto verso gli altri, che diviene poi chiusura che si manifesta con il disinteresse e l’aggressività.
La lettura del libro della Genesi deve essere collocata in questo contesto: dopo il peccato l’uomo non può più stare a testa alta alla presenza di Dio ma si nasconde da lui (v.10); non si sente più solidale con la donna che Dio gli ha posto accanto, ma l’accusa cercando di scaricare su di lei ogni responsabilità (v. 12); vede davanti a sé la prospettiva di una storia di lotta e di sofferenza. La sua vita non sarà più quella di prima. Qualcosa si è spezzato per sempre. E tuttavia la speranza non è cancellata del tutto: la lotta, per quanto dolorosa, si concluderà con la vittoria; e la donna riceve un nome di buon auspicio: Eva “perché fu la madre di tutti i viventi”. Dunque la benedizione della vita continua a operare e di questa benedizione la donna sarà portatrice.
C’è come un grande arco che unisce il libro della Genesi col Vangelo: alla donna dell’origine (Eva) risponde la donna della pienezza (Maria), all’inizio dei tempi risponde la pienezza dei tempi, alla promessa risponde il compimento, al peccato dell’uomo risponde la grazia di Dio. “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te”. Le parole dell’angelo annunciano la novità che trasforma la storia del mondo e questa novità è la grazia. Dio non ha abbandonato quell’uomo che pure aveva abbandonato lui e la grazia di Dio si rivela più forte del pur grave peccato dell’uomo.
Maria rappresenta, nella prospettiva del Vangelo, proprio la novità compiuta dalla grazia di Dio. E’ una creatura umana, una donna tra tante, e Lc ci tiene a sottolineare la povertà della sua condizione: è una donna (quindi socialmente debole), è vergine (quindi priva dell’unico valore socialmente riconosciuto alla donna nella società antica: la maternità), vive a Nazaret (quindi in un oscuro villaggio di una regione non ben vista a Gerusalemme). Ma Dio gode nel compiere le meraviglie della sua opera proprio nella debolezza della condizione umana.
Così Maria da ragazza qualsiasi, di un villaggio sperduto, diventa la proclamazione della grazia di Dio; niente in lei è grandezza umana; tutto è opera di Dio. Lei ha avuto il privilegio della «condizione di “prima redenta” da Cristo e di “prima trasformata” dallo Spirito Santo» (Mater Populi fidelis, 14).
 
Oggi concludiamo la celebrazione del Centenario della fondazione della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso. Sentendosi fortemente interpellato dai bisogni dei poveri e degli incolti, Padre Salvatore Vico comprese la necessità di offrire una risposta secondo la carità evangelica. In un mondo da poco uscito dalla tragedia della Grande guerra, segnato da tempo da un sempre maggiore distacco dai valori cristiani, lui mosso dalla fede, sostenuto dalla speranza, seppe dare una forte risposta di carità con la fondazione di una nuova congregazione religiosa. Anche in questo caso il dono della grazia divina veniva a posarsi diremmo in un villaggio periferico, non certo situato al centro della vita di una regione o di una nazione. Ma è qui che dal giovane don Salvatore, «innamorato del Vangelo e attratto dall’esempio apostolico del vincenziano padre Giovanni Battista Manzella», tante persone imparano – come è stato scritto – «l’arte della prossimità che non si appaga di consegnare ai poveri il pacco dei viveri, ma entra nei tuguri e si piega le maniche per soddisfare i servizi più umili alla persona, immagine del Cristo povero, affamato e crocifisso»[1].
Nemmeno trentenne don Salvatore fonda la Pia Associazione delle Figlie di Gesù Crocifisso, primo germe della successiva Congregazione Missionaria, nata grazie a un gruppo di giovani donne generose, tra le quali Pietrina Brigaglia, poi madre Maddalena, per il sostegno ai Presbiteri nell’evangelizzazione e nell’esercizio delle opere di misericordia. Congregazione che ben presto si diffuse oltre i confini della diocesi originaria in altre zone della Sardegna e dell’Italia e poi in Gabon, in Congo e in Brasile, e sembra che presto raggiungerà anche le Filippine.
Ringraziamo per questo Centenario che ha permesso alle Figlie di Gesù Crocifisso di rinnovare il loro impegno a essere testimoni gioiose del Risorto e alle nostre comunità di riscoprire e approfondire i motivi ispiratori che guidarono P. Vico nella sua opera.
Questo nostro tempo, che sembra sottrarre spazio alla fede, non dobbiamo temerlo dinanzi all’esempio di generazioni di suore che in questo secolo hanno consacrato la loro vita al Signore e al servizio dei fratelli, esempio che ci spinge a far sì che l’annuncio del Vangelo sia sempre più luminoso, come la lampada che arde nella notte.
La priorità per tutti oggi è certamente quella di trasmettere la fede, renderla viva, attraente, farla scoprire nascosta nelle attese e nei desideri del cuore, aiutando a ritrovarne le parole e il vissuto. Ecco il nostro orizzonte e la nostra passione. Padre Vico ci insegna ad avere una visione. Guardando tanti che si muovono “senza un tetto spirituale” sentiamo nella loro condizione, spesso piena di sofferenza, una domanda per costruire case di preghiera, di fraternità con Dio e con il prossimo, dove sperimentare la maternità della Chiesa e vivere l’ascolto della Parola che diventa vita.
Sorelle Figlie di Gesù Crocifisso, teniamo accesa la passione di far comunità, di pensarci insieme, che può essere anche difficile e faticoso, in un contesto attuale in cui prevale l’individualismo e con tutte le cose impegnative che riempiono le nostre giornate. Si tratta di condividere la sororità in un mondo di persone abituate a vivere sole, a parlarsi sui social, a far girare tutto intorno all’io. Sostenere una comunità, la sua crescita e il suo sviluppo, è un’arte pastorale, ma è principalmente frutto della Eucaristia, della preghiera comune, del servizio ai poveri. Tutti i nostri servizi acquistano significato se in relazione al Signore e a una comunità. Va tenuta accesa e accompagnata questa passione comunitaria che è evangelica e scritta nel profondo dell’animo umano. In una società che si polverizza e si scompone, la Chiesa non cessi mai di essere popolo! Anche in una piccola comunità – lo sappiamo dal Vangelo – c’è una grande forza: attrattiva e missionaria, consolatrice, liberatrice dal male. La vita dei nostri paesi, delle nostre comunità parrocchiali, delle nostre famiglie, si ravviva con la fede e la fraternità, il male arretra e viene sfidato dal bene, dalla carità.
 
La festa di oggi vuole esaltare Maria, una creatura che è stata “a lode della sua gloria”. Anche lei fa parte di tutto questo, della storia dell’umanità, anzi a lei è toccato un posto particolare, quello di essere la madre del Verbo incarnato, per questo ha avuto il privilegio che fin dal suo concepimento non ha conosciuto peccato.
A lei possiamo rivolgerci con alcune parole di Ildefonso di Toledo (+ 667):
 
Salve, o torrente di misericordia,
fiume di pace e di grazia,
splendore di purezza, rugiada delle valli;
Madre di Dio e madre del perdono.
[…] Tutta bellissima e degna di venerazione,
[…] Tu sei indulgente e clemente,
cara a Dio, amata sopra tutti.

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